Agriturismo Toscana - Diaccialetti

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Diaccialetti  agriturismo toscana

 

 

Diaccialetti , chi siamo

Siamo consapevoli che la terra è dono. Il suo essere determinato e mai incrementabile la rende preziosa proprio perché limitata nella sua quantità.possiamo amarla godendone e distruggerla per incuria,ma mai produrla. Apparentemente friabile essa ha una sua peculiare densità. i suoi colori, pur diversi, sono sempre caldi e il suo profumo è unico. Nella Maremma ha il colore del cotto. Compatta, difficile, piena di pietre, eppure magnifica, sparsa nei campi la vedi ampia, arsa, solida. È li da sempre. Questo pensiero conduce qualcuno a scegliere la terra per investire le proprie risorse al fine di vedere qualcosa crescere da essa, antica e ripetuta sfida.


Siamo dunque un’azienda che non fabbrica, ma aiuta “il nascere”. Dall’orto, per il quotidiano cibo domestico, ai campi che accolgono la produzione di cereali e foraggi, necessaria all’alimentazione del nostro allevamento di bovini, di razza maremmana e chianina,
liberi di pascolare insieme agli asinelli amiatini ed ai cavalli maremmani. Gli animali da cortile hanno il loro piccolo fabbricato,
ma non vi sono rinchiusi, se non al crepuscolo. Si muovono liberamente attorno ai due casali e nella piccola piscina a loro riservata, lasciando spesso in pertugi improbabili, covate di uova fresche. Tutto questo diviene dunque cornice alla nostra attività Agrituristica mischiando così elementi romantici a dati concreti tipici della fattività contadina.

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Agriturismo Toscana -Storia -

La storia della Toscana. corrispondente all'incirca all'antica Etruria, dopo il riordinamento augusteo dell'Italia costituì la VII regione (Etruria), insieme a parte dell'Umbria e del Lazio, e sotto Diocleziano, che vi apportò lievi modifiche territoriali, prese il nome di Tuscia e Umbria.

Occupata dai Longobardi nella seconda metà del VI sec., formò il ducato di Tuscia (fino al 77) finché i Carolingi (774) costituirono la marca di Toscana, con capoluogo a Lucca.

Alla morte di Bonifacio II (1052), la marca passò alla moglie Beatrice di Lorena e da questa alla figlia Matilde, "la Gran Contessa", che organizzò nel castello di Canossa l'incontro tra Gregorio VII e l'imperatore Enrico IV (1077).

Alla morte della contessa Matilde, questa lasciò tutti i suoi possedimenti alla Chiesa (1115), dando inizio ad una serie di rivendicazioni da parte degli Imperatori. L'Impero inviò infatti in Toscana una serie di suoi rappresentanti ma, in quel periodo, numerose città toscane, prendendo posizione contro i due contendenti, si dichiararono indipendenti e cominciarono a reggersi con propri statuti.
Nacquero così i Comuni toscani, divenuti poi signorie e quindi veri e propri Stati (Firenze, Siena, Pisa, Lucca, ecc.) che fecero la vera storia della Toscana, fino alla seconda restaurazione medicea, avvenuta nel 1530.

Tale restaurazione, dovuta a Carlo V, segnò la fine del regime repubblicano a Firenze e diede il via alla creazione di uno Stato regionale.
Questo nuovo assetto mise profonde radici nella città e nella regione, cancellando definitivamente lo spirito particolaristico che nella repubblica fiorentina del 1527-1530 aveva avuto l'ultima manifestazione di rilievo.

Fu Alessandro de' Medici, duca di Firenze dal 1532, ad iniziare l'opera di annullamento delle residue forze signorili che avevano sostenuto la repubblica e osteggiato il principato.

Dopo il suo assassinio (1537), Cosimo I ne continuò e potenziò la politica, mantenendo in vita formalmente alcuni istituti repubblicani, ma svuotandoli di fatto e sottraendoli comunque al controllo delle grandi famiglie.
Cosimo I, che ottenne nel 1569 dal papa Pio V il titolo di Granduca di Toscana, sviluppò la politica di consolidamento del potere di Firenze sull'intera regione, vincendo la guerra contro Siena (1554-1555) e intervenendo in modo determinante nella politica interna di Lucca (1546).
La repubblica di Lucca, infatti, conservò la sua autonomia ma rimase costretta ad una limitata politica priva di sbocchi, e con essa rimasero al di fuori del principato fiorentino Massa e Carrara, Piombino, lo Stato dei Presidi e la contea di Pitigliano.
Sulla restante regione, il dominio di Cosimo si instaurò senza più contrasti, con una struttura unitaria, anche se giuridicamente e amministrativamente il territorio era diviso tra "Stato vecchio" (Firenze e i suoi territori) e " Stato nuovo" (Siena).

 

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