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Siamo consapevoli che la terra è dono. Il suo essere determinato e mai incrementabile la rende preziosa proprio perché limitata nella sua quantità.possiamo amarla godendone e distruggerla per incuria,ma mai produrla. Apparentemente friabile essa ha una sua peculiare densità. i suoi colori, pur diversi, sono sempre caldi e il suo profumo è unico. Nella Maremma ha il colore del cotto. Compatta, difficile, piena di pietre, eppure magnifica, sparsa nei campi la vedi ampia, arsa, solida. È li da sempre. Questo pensiero conduce qualcuno a scegliere la terra per investire le proprie risorse al fine di vedere qualcosa crescere da essa, antica e ripetuta sfida.
Siamo dunque un’azienda che non fabbrica, ma aiuta “il nascere”.
Dall’orto, per il quotidiano cibo domestico, ai campi che accolgono
la produzione di cereali e foraggi, necessaria all’alimentazione del
nostro allevamento di bovini, di razza maremmana e chianina,
liberi di pascolare insieme agli asinelli amiatini ed ai cavalli maremmani.
Gli animali da cortile hanno il loro piccolo fabbricato,
ma non vi sono rinchiusi, se non al crepuscolo. Si muovono liberamente attorno
ai due casali e nella piccola piscina a loro riservata, lasciando spesso in
pertugi improbabili, covate di uova fresche. Tutto questo diviene dunque cornice
alla nostra attività Agrituristica mischiando così elementi
romantici a dati concreti tipici della fattività contadina.
L'Argentario è quasi un mondo a sé, legato alla terraferma solo da due sottilissime lingue di sabbia protetto dalla laguna ed ancora dall'aspetto selvaggio nonostante la ricchezza accumulata grazie ai fasti del turismo.
Restano molti dubbi sull'origine del nome, poiché non sembra plausibile l'interpretazione che farebbe derivare Argentario da argento, con riferimento alla famiglia dei grandi banchieri Domizi Enobarbi che nella zona avevano molte proprietà. Numerosi ritrovamenti dimostrano che l'Argentario era abitato già in epoca antichissima e gli Etruschi sicuramente lo frequentarono, anche se la totale assenza di ritrovamenti legati alla loro civiltà fa supporre che gli attribuissero scarso peso economico e strategico.
Furono i Romani dunque i primi a colonizzare stabilmente l'Argentario e le numerose ville patrizie erette a Santa Liberata, Poggio alle Forche, Sgalera, Pozzarello, Cala dei Pozzoni, Torre Cavello e a Le Piane dimostrano che già gli aristocratici romani si lasciavano sedurre dal fascino selvaggio della costa d'argento e dal suo mare limpido. Dopo il crollo dell'impero romano, l'Argentario decadde riducendosi ad un borgo di pescatori fino all'arrivo dei pisani prima e dei senesi poi. Furono proprio i signori di Pisa e Siena a fortificare l'Argentario per difenderlo dalle incursioni dei pirati ed è a loro che si deve la costruzione dei due porti principali dell'isolotto, Porto Ercole e Porto Santo Stefano. Le opere di fortificazione dell'Argentario proseguirono anche dopo la caduta di Siena, quando entrò a far parte dello Stato dei Presidi spagnoli: i governatori locali fecero costruire i bastioni che ancora oggi circondano gli approdi di Porto Ercole e Porto Santo Stefano.

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